Mille papaveri rossi

Il nostro soggiorno ad Agra fu sicuramente condizionato dal fatto che chiunque incontrassimo esordiva dicendo: “Agra? E’ orrenda, scappate appena potete!”.

Con questo pensiero di toccata e fuga siamo saliti sul treno la sera del 25 gennaio: l’India, terra d’incontri, fa si che nella nostra carrozza si fosse un gruppo di ragazzi brasiliani che ha animato la notte con la musica di due chitarre, con sonorità che in qualche modo ci hanno ricordato al contempo la quotidianità di casa nostra e la spensieratezza che ci stavamo prendendo.

Trovammo un’alberghetto a 50 metri dal Taj Mahal, la maggiore attrazione turistica indiana, la sola ragione per cui gli stranieri passano dalla città.

A testimonianza di essere una delle sette meraviglie del mondo moderno l’entrata ci costò la bellezza di 750rs a testa. Il dissapore di quel momento se ne andò alla vista in lontananza di quello che viene considerato il massimo segno di un amore indissolubile, più forte della nebbia che ristagna su di esso nelle ultime ore del giorno e perfino di una morte che separa gli amanti. Così vorrei ricordare quel momento: l’amore nell’aria. L’amore di chi lo ha visto per la prima volta e lo nutre con il proprio sentimento, per chiunque esso sia.

Il marmo bianco si stagliava su uno sfondo azzurro senza nuvole, mentre onde di fiori rossi si avviluppavano instancabili fino alla sommità. L’impressionante effetto prospettico fa si che a ogni passo in avanti l’edificio si allontani magicamente, come se quell’ideale fosse sempre più lontano da chi cerca di raggiungerlo.

Per quanto le folle spingessero furiosamente per arrivare davanti, mi godevo la tranquillità di quel capolavoro.

 

Il nostro soggiorno fu solo di una notte e in breve, dopo “la grande bellezza, ripartimmo verso il Rajastan con uno dei nostri amici brasiliani.

Per sbaglio finimmo pure su un treno extra lusso, dove camerieri impeccabili ci servirono per tutto il viaggio cibi e bevande, mentre noi (un po’ sudici e con un sacco pieno di samosa in mano) eravamo totalmente spaesati, come se non ci ricordassimo più come ci si comporta. Non a caso Patrizio mangiò tutto due volte (il gelato lo prese tre volte…).

 

Andiamo avanti: continuiamo a camminare a testa alta senza guardarci indietro, senza legarci a qualcosa. Siamo qui per questo.

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