La merdavigliosa vita del Riksha Wallah

 

 

Questo nostro primo mese in India va festeggiato dedicando un articolo a coloro che hanno fatto imparare l’inglese a Patrizio: i riksha wala (autisti dei risciò).

Questi incredibili individui sembrano vivere a bordo del loro piccolo mezzo di trasporto che, per poche rupie, può riportarti pure in Italia.

Questa brutta copia degli apini italiani può concedersi diversi optional come i tettucci colorati, i sedili in pelle e le corone di fiori sul manubrio, ma non certo le sospensioni, le frecce e un tassametro senza problemi.

La loro guida? Incurante di buche, precedenze, sensi di marcia e soprattutto del pericolo! Dal momento che nè i semafori nè i pedoni sono in grado di far frenare un riksha, l’unico elemento capace di contenere la loro folle guida sono i dossi, insidiosi mezzi di monitoraggio della velocità che le autorità indiane hanno installato a pochi metri di distanza l’uno dall’altro con un altezza variabile da 5cm al ½ metro….ma attenzione! A volte i riksha men non li avvistano in tempo e il vostro spostamento potrà tramutarsi in una sorta di giostra di Gardaland con tanto di salti pirotecnici con conseguenti imprecazioni in maharatri dell’autista che sicuramente, per regalarci questo “jump on the street”, ha perso un paio di sospensioni!

Il pericolo peggiore da combattere per i nostri eroi della strada non sono le innumerevoli onde di motorini e moto che scorrazzano per le corsie, ma le mucche che occupano le strade con indifferenza mangiando qualsiasi cosa e cagando kilate di merda; QUESTO E’ IL VERO PROBLEMA PER I RIKSHA WALA!

Noi siamo casualmente arrivati in un periodo nel quale, a causa dell’aumento del costo del petrolio, anche i nostri driver si sono dovuti adattare alle leggi di mercato facendo pagare 6rs in più per ogni corsa. Ovviamente sono tanti quelli che cercano di fregarti con questa scusa, ma non hanno calcolato di dover avere a che fare con Patrizio Usai, che per non lasciargli neanche una rupia in più li afferra per il collo urlando: “I’m not stupid! I have a stupid face?!”. Solo i più creativi ed estrosi nell’inventare una scusa per guadagnare di più si salvano dalla furia di Patrizio, che in alcuni casi li ringrazia sorridendo.

Così cominciamo a farci le ossa per affrontare l’india che speriamo di incontrare, scappando da tutti i riksha che ci seguono di giorno e rincorrendoli disperatamente la notte quando tutti spariscono, i prezzi salgono alle stelle e nessuno vuole guidare fino a Koregaon Park (soprattutto quando piove!).

Quindi: occhio al meter e alle code delle mucche!

  

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